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Niviento

Un percorso aggrappato alla vita dell’uomo, alle sue sensazioni, alla voglia di guardare oltre l’immediatamente raggiungibile, al desiderio di scrutare e indagare la “pura terra”, per divenire partecipe della grande esperienza, che si racchiude nell’emozione di sentirsi vivi nell’infinita bellezza che è l’universo.

Neropinto

Questo l’intento di NIVIENTO, un itinerario di ricerca grazie al quale, immagini, che nel caotico vortice dell’esistenza l’occhio riesce a raccogliere solo velatamente, qui, nell’inevitabile riflessione dell’attesa, se ne assapora l’incontaminata magnificenza.

Un’esortazione, dunque, alla riflessione su ciò che ormai appartiene al “prestabilito vedere” delle cose e al non essere distaccati dall’accorgersi del continuo prodigio di un fiume che ha un proprio viaggio da seguire o dalle nuvole che, se pur troppo sovraelevate, arricchiscono di una magica cornice la nostra quotidianità. Quella quotidianità in cui all’improvviso appare il rivelarsi dello splendore di ogni piccolo elemento, un godere di ciò che a noi è immediatamente vicino, un avvertire finalmente che la percezione delle cose è un miracolo che porta la nostra volontà ad un vivere partecipe della beata natura.

 
 

Introduzione

Sospesa dimora del tempo, l’immagine riflette ed incarna la sensazione di vita di un istante, quell’istante in cui il particolare, colto dallo sguardo, esprime ciò che siamo in quel momento. Siamo pietra, acqua, fuoco, quiete e tempesta; siamo esseri sempre diversi nel cogliere l’essenza ed il significato delle cose e sempre incredibilmente simili nel riconoscerne la stessa espressione.

 

Niviento è il “nonvento”, Niviento è l’attesa. L’attesa non logora, non frena il fruscio di una foglia, non placa il gioco delle nubi, non gela l’intelletto; l’attesa libera l’anima e la rende consapevole dell’immensa bellezza che sgorga da uno scorcio, da un fotogramma inaspettato che, proprio dinanzi a noi, manifesta tutta la sua maestosità. E’ forse più giusto, come è ovvio che sia, parlare di un “sentimento dell’attesa”, vale a dire, di quel palpito attraverso cui si dà forma e dunque vita ad uno scatto. Ora proteso al cielo, ora mascherato d’irrealtà, il soggetto impresso dalla fotocamera si propone allo spettatore come interpretazione di forme e, più d’ogni altra cosa, come profetica sensazione.

Quasi premonitore è, dunque, l’afflato che il fotografo fissa nell’immagine; una saggia consapevolezza che tutto ciò che appartiene al quotidiano, possa preannunciare la rivelazione di nuovi scenari, dettati non solo dal passato storico, ma da quell’antropologia dell’essere che lascia lo sguardo libero di oltrepassare la naturale evoluzione delle cose, per scorgere e respirare nuovi soffi di vita.

 

“Il tempo si rivela e noi ascoltiamo, ma la nostra interpretazione è puro travestimento e forma di ciò che siamo, una trasposizione dell’essere nell’essere”.

[Testo di: Annarita Di Santo]

Prefazione

Scrivere “d’Arte” per chi, come me, ha come fonte d’espressione primaria l’arte pittorica, significherebbe intraprendere una nuova ed interessante via di esplorazione. Tuttavia, quando lo sguardo mi porta a soffermarmi su quei particolari di forme di vita in cui la geometria e gli spazi, così armoniosi ed inaspettatamente critici, riescono a scuotere il mio pensiero, allora capisco che parlare delle immagini fissate dall’autore, è come realizzare un dipinto, un dipinto in bianco e nero.

Ciò che più mi affascina, infatti, dell’intera rassegna, è quel profondo senso di vita, che sgorga instancabile dalla simmetrica bellezza della natura, è quell’accorgersi dell’altra prospettiva del tempo, che si ripropone, in quei riquadri di creazione, come rivelazione di ciò che esiste e resiste, indifferente al fare dell’uomo. E così, accade, che il nero dipinto rappresenta il manifestarsi della natura ed il bianco la sua pura anima, anima intoccabile ma a volte colta da chi, come in questo caso l’autore, realizza scatti in cui non è difficile scorgere ciò che di più bello e drammatico un paesaggio sa donare.

Una condivisione di “prospettiva d’arte”, questa, che rafforzata già da tempo, attraverso un percorso con l’autore ed uno scambio di pensiero e idee, su come la nostra “manifesta realtà” possa avere diverse espressioni da cogliere.

[Testo di: Franco Viola]

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